(Fonte:http://www.italnews.info/2010/11/26/la-nostra-acqua-potabile-in-pericolo/)
La nostra acqua in pericolo
Il pericolo delle ordinanze richieste da Bruxelles, che potrebbero proibire l’uso potabile dell’acqua e l’intimazione indirizzata il 28 ottobre al ministero della Salute dall’Ufficio Ambiente della Ue apre un pesantissimo problema sanitario in 128 comuni dello Stivale divisi tra 5 regioni.
Tra le città in emergenza, dove negli acquedotti c’è una concentrazione elevata di arsenico, talvolta con valori massimi di 50 microgrammi per litro mentre la legge ne consente al massimo 10, primeggia il Lazio, con 91 città e borghi, sparsi tra le provincie di Roma, Latina (tra cui Latina, Sabaudia e Sermoneta) e Viterbo dove i sindaci, a meno di soluzioni miracolose dell’ultimo istante, potrebbero essere costretti a firmare un provvedimento per vietare di bere l’acqua.
Gli «utenti interessati» a Latina sono 115.490, ad Aprilia 66.624, a Viterbo 62.441 e poi ancora 10 mila ad Albano e 18 mila a Sabaudia.
L’Unione Europea ha accolto solo il ricorso per le sostante contenute nell’acqua e meno preoccupanti quali borio e fluoruro ma allo stesso tempo non vuole più, nelle acque potabili, quelle con quantitativi di arsenico superiori ai 10 microgrammi per litro. Il motivo è che «valori di 30, 40 e 50 microgrammi» possono determinare «rischi sanitari, in particolare talune forme di cancro»..
L’arsenico è un elemento chimico semimetallico che si ritrova nelle acque di pozzo e in quelle superficiali di alcune zone geografiche. In Italia è presente principalmente nei pozzi di alcuni comuni dell’Emilia e della Lombardia (principalmente nelle province di Mantova e Cremona), del Veneto (Mediobrenta e Basso Veronese), dell’Alto Adige, della Campania, della Toscana (Monte Amiata e Colline metallifere) e nel Lazio settentrionale (in acque di sorgente e in alcuni laghi). Le concentrazioni più elevate di questo elemento si riscontrano nelle acque sotterranee.
Ma come si origina la presenza dell’arsenico nell’acqua potabile?
La presenza di arsenico nell’acqua è legata prevalentemente a processi naturali di rilascio dei minerali presenti nel suolo (rocce vulcaniche e minerali ferrosi) o ad attività di tipo geotermico presenti o passate. I fenomeni di inquinamento dovuti all’attività umana sono normalmente molto limitati.
L’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (I.A.R.C.) classifica l’Arsenico come elemento cancerogeno certo di classe 1 e lo pone in diretta correlazione con molte patologie oncologiche e in particolare con il tumore del polmone, della vescica, del rene e della cute.
L’esposizione ad Arsenico attraverso l’acqua destinata a consumo umano è stata associata anche a cancro del fegato e del colon. Gli effetti dell’Arsenico sull’epigenoma cellulare potrebbero spiegare i meccanismi di cancerogenicità di questo elemento e questi effetti avvalorano la tesi che anche dosi ridottissime di Arsenico possono esercitare effetti negativi sulla salute.
L’azione cancerogena e pro-cancerogena dell’Arsenico come di altri metalli è stata finora indagata essenzialmente in ambito tossicologico, privilegiando lo studio dei meccanismi genotossici (mutageni) diretti e indiretti (produzione di radicali liberi).
E’ importante sottolineare come la cancerogenesi da Arsenico e da metalli in genere rappresenti invece un esempio ideale per introdurre i nuovi modelli “epigenetici” di cancerogenesi, basati sull’esposizione continua a quantità minimali di agenti epi-genotossici, in grado di indurre in varie popolazioni cellulari uno stato di stress genomico persistente e, per questa via, una condizione di flogosi cronica, con progressiva attivazione di specifiche pathways cellulari, favorenti la trasformazione del tessuto in senso neoplastico.
L’ipotesi più accreditata è che l’Arsenico possa agire come promotore tumorale attraverso la produzione di ROS (Radicali liberi dell’Ossigeno) e l’attivazione e/o ipersecrezione di citochine pro-infiammatorie e fattori di crescita.
Tuttavia, l’Arsenico potrebbe esercitare la sua azione cancerogena anche attraverso meccanismi epigenetici, che determinano ipometilazione del DNA (la deplezione di gruppi metilici potrebbe essere dovuta al fatto che l’Arsenico deve essere continuamente metilato).
I possibili meccanismi di cancerogenicità comprendono: genotossicità diretta, stress ossidativo, co-cancerogenesi, inibizione dei sistemi di riparazione del DNA, la promozione della proliferazione cellulare, ma anche alterazioni della trasduzione del segnale e alterata metilazione del DNA.
L’assunzione cronica di Arsenico è indicata inoltre da numerosissimi studi scientifici anche quale responsabile di patologie cardiovascolari (in particolare della “malattia del piede nero – black foot disease-“ per compromissione della vascolarizzazione periferica, infarto del miocardio, ictus, coronaropatie etc.); patologie neurologiche e neurocomportamentali; diabete di tipo 2; lesioni cutanee (iperpigmentazione ed ipopigmentazione, cheratosi, melanosi); disturbi respiratori; disturbi della sfera riproduttiva e malattie ematologiche.
Con il recepimento della Direttiva Europea 98/83/CE, che è entrata in vigore il 25 dicembre del 2003 mediante il Decreto Legislativo 31/01, la concentrazione prevista nell’acqua destinata al consumo umano è stata ridotta da 50 a 10 microgrammi per litro, µg/l (ovvero a dieci milligrammi per metro cubo d’acqua). Tale abbassamento è un ulteriore riconoscimento dell’elevata pericolosità dell’arsenico i cui effetti sulla salute umana sono ben documentati.
Risulta, quindi, necessario effettuare trattamenti per la rimozione dell’arsenico presente nell’acqua p, sia nel caso di preparazione di acqua potabile da parte degli acquedotti comunali delle zone interessate, così come di fonti private di approvvigionamento d’acqua (non proveniente dall’acquedotto).
La rimozione può essere effettuata mediante tecniche diverse a seconda della quantità di arsenico presente e dei volumi d’acqua da trattare. Una tecnica prevede l’assorbimento su masse speciali e si è dimostrata particolarmente efficace e si adatta molto bene alle diverse dimensioni degli impianti.
Il materiale assorbente utilizzato nei diversi tipi di impianto è in grado di trattare efficacemente l’acqua per renderla potabile e adeguata ai processi produttivi nel settore alimentare e di trattenere elevate quantità di arsenico prima di giungere a esaurimento; questo significa che un impianto correttamente dimensionato può efficacemente risolvere il problema dell’arsenico per un lungo periodo di tempo (anche anni) prima di richiedere l’intervento di sostituzione delle particolari masse assorbenti.
Durante l’esercizio, questi sistemi di trattenimento dell’arsenico non richiedono trattamenti complementari e limitano al massimo la richiesta di intervento umano.
Tali caratteristiche ne rendono possibile l’installazione in impianti sia nuovi sia già esistenti. In questo modo, è possibile aggiornare e rendere adatti alla produzione di acqua potabile anche impianti in uso da tempo, dove il problema arsenico forse, in passato, era stato sottovalutato, o in acque nelle quali si è riscontrata, successivamente, una concentrazione eccessiva di arsenico.
Nelle zone indicate all’inizio si consiglia, pertanto, oltre alla normale analisi dell’acqua, di far effettuare anche la ricerca dell’arsenico, chiedendo alla ASL di zona che possiede i laboratori competenti per rilasciare la certificazione della potabilità dell’acqua, di confermarne o meno la presenza e, quindi, la necessità della prescritta rimozione.
L’acqua è un elemento fondamentale e prezioso per la vita del pianeta e di ogni essere umano.
E’ una risorsa non illimitata che va protetta con il risparmio e la razionalizzazione della sua distribuzione, con la salvaguardia e il risanamento degli ecosistemi e dei bacini idrici utilizzati per approvvigionamento di acque potabili, con il miglioramento del sistema degli acquedotti e della depurazione.
“ Ex aqua salus”. L’accesso e la disponibilità di acque, salubri, pulite e di qualità, sono le condizioni necessarie ed indispensabili per vivere in modo sano e per tutelare e proteggere lo stato di salute di tutte le persone ed in particolare dei bambini.
L’Arsenico presente nelle acque insieme ad altre sostanze tossiche e cancerogene crea una inaccettabile condizione di rischio e danno alla salute delle persone e altera l’intero ecosistema.
L’uso delle tecnologie oggi disponibili, insieme ad una sana politica di trasformazione e controllo di tutte quelle attività industriali ed agricole, che immettono nell’ambiente Arsenico insieme ad un numero sempre più elevato di sostanze tossiche e dagli effetti ancora poco conosciuti, è l’unica, rapida e fattibile soluzione per garantire in modo compiuto il diritto alla salute e alla vita per tutti.
di Marco Porcelli





















La pioggia ha iniziato a cadere poco dopo le 13 di ieri trasformandosi in pochi minuti in un vero e proprio diluvio. I fossati si sono rapidamente ingrossati fino a straripare, allagando le strade, trasformate in torrenti di acqua e fango, che si sono riversati inesorabilmente in abitazioni e scantinati. In cinque ore in alcuni punti sono caduti fino a 150 millimetri di pioggia: un'enormità.







































