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CASALEONE. Dopo mesi di indagini, appostamenti e riprese, i carabinieri della compagnia di Legnago sono risaliti a Manuel Minerbin, un trentenne del paese. Il giovane artigiano è accusato di aver appiccato 8 dei 12 incendi che da oltre un anno generano allarme e timori in tutta la Bassa
14/01/2012 -È un vivaista di Casaleone il piromane della Bassa Veronese, l´uomo che ha messo a fuoco e fiamme (mai detto fu più indicato) per oltre un anno, le zone tra Casaleone e il circondario. Quando l´altra mattina i carabinieri di Legnago e Sanguinetto sono andati a casa di Manuel Minerbin (nella foto), in via Bosco, a notificargli l´ordinanza di custodia cautelare in carcere, lui non ha aperto bocca. Ha preso un borsone, ci ha messo dentro un po´ di biancheria, ha salutato la moglie, e il padre che vive in famiglia con lui, i figli, ed è salito sull´auto dei militari che lo hanno portato in carcere a Montorio.
Ci sono voluti pedinamenti, appostamenti, riprese con le telecamere, ma alla fine gli sforzi dei carabinieri sono stati premiati. Sono otto gli episodi che il giudice gli ha attribuito dopo aver analizzato la copiosa documentazione prodotta dai militari. Ne restano fuori 4. Le prove non erano sufficienti per far attribuire a Minerbin altri reati. Ma oltre a danneggiamento, incendio doloso, intralcio alle indagini e stalking, visto che in un caso, madre e figlia sue vicine di casa, ormai terrorizzate dall´ipotesi di un incendio sono state costrette a cambiare abitazione, l´uomo deve rispondere anche di aver cercato di far ricadere la colpa degli incendi su un immigrato marocchino che faceva footing in zona.
Ieri mattina, il tenente colonnello Pier Paolo Mason del comando provinciale, il tenente Alessandro Volpini comandante ad interim della compagnia di Legnago e il maresciallo Antonino Scolaro della stazione di Sanguinetto hanno illustrato come le indagini abbiano portato al vivaista, che per depistare gli inquirenti aveva dato fuoco anche alla propria serra.
La personalità di Minerbin corrisponde perfettamente a quella di un piromane. Sempre pronto a dare una mano durante gli incendi, sempre disponibile a fornire indicazioni su possibili persone che aveva visto nei luoghi degli incendi poco prima che scoppiassero. Atteggiamento tipico di chi ha la mania delle fiamme. Lui aveva anche alzato il tiro, prima appiccando fiamme ad autolavaggi, poi a bomboloni di gas, pericolosissimo manometterli, e quindi incendi veri e propri, immensi, che i vigili del fuoco hanno impiegato ore ed ore a domare.
A casa dell´uomo è stato sequestrato un visore notturno. Lui lo utilizzava per vedere di notte al buio, ma altri elementi che possano provare la sua passione per le fiamme non ce n´erano. «Riteniamo che la chiusura di questa indagine piuttosto dispendiosa, possa far tirare un sospiro di sollievo ai cittadini di Casaleone», ha detto il colonnello Mason, «per ovvie ragioni l´abbiamo chiamata operazione Nerone. Ci sono stati mesi davvero bui, in cui la gente era allarmata e preoccupata che potesse toccare alla loro casa o alla loro azienda di essere data alle fiamme. Adesso finalmente è finita»
Accusato di aver innescato otto incendi: arrestato un 32enne titolare di un vivaio
Era l'incubo dell'area tra Sustinenza, Casaleone e Sanguinetto. A insospettire i militari la sua eccessiva voglia di "collaborare
13/01/2012 - Carabinieri di Sanguinetto e della Compagnia di Legnago hanno messo fine alla serie di incendi dolosi che rappresentavano un incubo nella bassa veronese, nella zona compresa tra Sustinenza, Casaleone e Sanguinetto. In manette è finito Manuel Menarbin, 32 anni, sposato, padre di due figli, titolare di un vivaio a Sustinenza. Otto gli incendi di cui è accusato l'uomo, ma i carabinieri sospettano che abbia deliberatamente appiccato il fuoco almeno una dozzina di volte: una falegnameria, abitazioni private, bombole di gas Gpl.
E' accusato di incendio doloso, danneggiamenti, violenza privata ed anche di stalking nei confronti di due vicine di casa che avevano cominciato ad avere sospetti.
Per depistare le indagini, Menarbin non aveva esitato a collaborare con vigili del fuoco e Carabinieri, presentandosi sul luogo degli incendi dove lui stesso aveva appiccato il fuoco, offrendo di collaborare e dando false indicazioni agli investigatori, che però ad un certo punto si sono insospettiti e con una accurata serie di riscontri hanno incastrato il piromane.
"La sua disponibilità a collaborare era sospetta - ha confermato il ten. col. Pierpaolo Mason, comandante del Reparto Operativo di Verona - si presentava sempre sul luogo degli incendi".
Casaleone: "Serata di Gala al Ristorante Dai Fradei"
Via Venera, 47, Casaleone (VR)
Alle 20.30 presso Ristorante - Dai Fradei – Radicchio serata di gala - Serata Degustazione Radicchio di Verona e prodotti IGP del territorio, organizzata dal Comune di Casaleone ass. Attività produttive e Agricoltura con la collaborazione di Covapac, Consorzio Radicchio di Verona IGP, Associazioni Locali.
Prezzo € 25,00 comprensivi di antipasto, bis di primi, secondo, dolce, bevande e caffé
Scopo della manifestazione, alla quale vengono invitati ristoranti di diverse regioni, è far conoscere il Radicchio di Verona IGP fuori dalla zona di produzione.
Ogni partecipante presenta un piatto a base di radicchio in modo da proporre una cena completa dall’antipasto al dolce.
Durante tutta la manifestazione si potrà degustare il “Risotto con il Radicchio di Verona IGP” e prodotti IGP del territorio.
I piatti sono preparati dal Comitato di Promozione (Covapac).
La domenica pomeriggio è attiva l’animazione per i bambini. A conclusione delle serate ballo liscio e musica dal vivo per i giovani e cabaret.
Abbinata alla manifestazione una fiera di prodotti agricoli e di artigianato con all’esterno un’esposizione di macchine e attrezzature per l’agricoltura.
Enti organizzatori: Comune di Casaleone, Consorzio Radicchio di Verona IGP, Camera di Commercio di Verona, Ente Fiera di Verona e Covapac (comitato organizzatore).
Per contattarci, potete utilizzare uno dei seguenti recapiti: 328 28 12 743 (Sig. Pierluigi Soave) - info@fieraradicchiocasaleone.it
Comune di Casaleone - Segreteria - 0442 328714 (Dott. Vittorino Bonadiman)
Sabato 28 Gennaio 2012
Casaleone: “1° Marcia del Radicchio”
Partenza: ore 14.30 Presso Piazza della Pace - Casaleone
Covapac, Associazioni Locali, Consorzio RRV e con la collaborazione del Gruppo Podistico Ambrosi e Fiasp Provinciale.
Partecipazione con prenotazione costo Euro 1,50
Al termine degustazione di risotto a tutti i partecipanti.
Giovedì 2 Febbraio 2012
Casaleone: “Radicchio che passione…”
serata di degustazione di piatti tipici a base di Radicchio e prodotti IGP del Territorio
al Ristorante Dai Fradei -Via Venera, 47, Casaleone (VR)
ore 20.30 organizzata dal Comune di Casaleone ass. Attività produttive e Agricoltura con la collaborazione di Covapac, Associazioni Locali e Consorzio Radicchio di Verona IGP
Serata a pagamento 25,00 euro (antipasto, bis di primi, secondo, dolce, bevande e caffé)
Info: Ristorante Pizzeria Dai Fradei - www.daifradei.it -
Telefono 0442 339544
Dal 3 al 5 Febbraio 2012
Casaleone: “Radicchio in Festa”
La manifestazione si svolge presso la Piastra polivalente “Loris Romano” – Piazza della Pace a Casaleone.
Durante tutta la manifestazione si potrà degustare il “Risotto con il Radicchio di Verona IGP” e prodotti IGP del territorio.
I piatti sono preparati dalle Associazioni Locali.
La domenica pomeriggio è attiva l’animazione per i bambini. A conclusione delle serate ballo liscio e musica dal vivo per i giovani e cabaret.
Abbinata alla manifestazione una fiera di prodotti agricoli e di artigianato con all’esterno un’esposizione di macchine e attrezzature per l’agricoltura.
Enti organizzatori: Comune di Casaleone, Consorzio Radicchio di Verona IGP, Camera di Commercio di Verona, Ente Fiera di Verona e Covapac
(Fonte: PROVINCIA DI VERONA - Servizio Agricoltura)
Proprietà del Radicchio Rosso di Verona E’ un ortaggio dal contenuto calorico piuttosto basso, ricco di sali minerali soprattutto ferro e potassio, e presenta un’alta percentuale d’acqua (oltre il 90% del peso complessivo). Contiene vitamine del gruppo B e tracce di vitamina A. Il consumo di Radicchio Rosso di Verona, soprattutto in insalata, ha effetti positivi sull’organismo: sono ormai note le sue proprietà depurative e diuretiche. Aiuta i soggetti con disturbi al fegato e, grazie all’azione dell’antocianina, diminuisce i rischi cardiovascolari dimostrandosi utile nel prevenire l’infarto e l’arteriosclerosi. E’ bene precisare, però, che non è consigliato per le persone affette da gastroenterocolite o ulcera gastro-duodenale.
ROVERCHIARA. L'altra sera, mentre quattro amici cenavano in trattoria, due malviventi hanno rubato i loro bancomat .Un messaggino sul cellulare ha avvisato che qualcuno stava effettuando prelievi di denaro I rapinatori sono riusciti a fuggire
(4/12/2011) Poteva trasformarsi in tragedia la rissa scoppiata l'altra sera a Roverchiara a causa del furto di due tessere bancomat. Quando i derubati infatti si sono accorti che qualcuno stava prelevando soldi dal loro conto, sono corsi al bancomat dell'Unicredit, in via Vittorio Emanuele, e, trovati i due che avevano sottratto le carte, ancora intenti ad armeggiare allo sportello, è nata una colluttazione nella quale uno dei derubati è rimasto ferito in modo piuttosto serio, e si trova ora ricoverato a Borgo Trento, mentre un amico ha riportato solo lievi contusioni.
Tutto è iniziato con una cena a quattro in una trattoria della zona. Due dei commensali avevano lasciato in auto i loro portafogli con carte di credito e bancomat; un altro la sua borsa di lavoro - sparita anch'essa - contenente assegni, documenti ed effetti personali. Mentre i quattro amici, di Casaleone e di Legnago, erano a tavola, qualcuno ha forzato le portiere delle loro auto parcheggiate. E ai ladri è andata anche bene: due delle vittime del furto, che erano nel ristorante, avevano lasciato in macchina i loro portafogli.
Ad un certo punto, però, sul telefonino arriva il messaggio che comunica un prelievo al bancomat: un servizio che ormai tutte le banche forniscono, anche per motivi di sicurezza. I quattro corrono fuori e scoprono che le auto erano state aperte e che erano spariti i portafogli. A quel punto il banchetto è saltato e i quattro amici sono corsi a Roverchiara, al bancomat della banca Unicredit, dal quale provenivano i messaggi di prelievo di denaro. Lì hanno trovato i due malviventi che stavano cercando di sottrarre altro contante.
D'istinto, le vittime si sono avventate contro i ladri per bloccarli, senza pensare di avvertire prima i carabinieri. I due banditi, anziché fuggire subito, hanno reagito e sono cominciate a volare botte. Poi, prima di salire sull'auto, hanno gettato a terra uno dei derubati, provocandogli un forte trauma cranico. Prestati i soccorsi ai feriti, i quattro hanno raggiunto l'ospedale di Legnago. I carabinieri del Nucleo operativo di Legnago, chiamati dai rapinati quando ormai l'auto con i due banditi a bordo era lontana, non forniscono molti elementi sull'episodio perché, a quanto pare, sarebbero già sulle tracce dei malviventi. I militari hanno raccolto ogni elemento utile a risalire ai due rapinatori che si sono dileguati, dalle testimonianze alle impronte lasciate sul bancomat, e forse il caso potrebbe essere risolto in tempi abbastanza brevi.
Ma per ora gli inquirenti mantengono il riserbo su alcuni particolari della vicenda. In totale, i prelievi di denaro che i ladri sono riusciti ad effettuare ammontano a 600 euro. Entrambe le tessere bancomat sono state recuperate.
Quattro mesi tra fiere, degustazioni e convegni per valorizzare e promuovere il re della tavola invernale: il nome del progetto è lo stesso del suo protagonista, «Radicchio di Verona Igp 2011», partirà il 5 novembre grazie a una collaborazione tra l'assessorato alle Politiche agricole della Provincia, il settore Agricoltura della Regione, Confcommercio ristoratori, Camera di Commercio e Fiera di Verona, Consorzio del Radicchio,
Strada del vino Soave e Strada del vino TerradeiForti. «Il progetto mette in evidenza uno dei nostri prodotti agricoli di punta», spiega l'assessore alle Politiche agricole Luigi Frigotto, «il consumo italiano di radicchio rosso è di 300 mila tonnellate all'anno, di cui il 50 per cento arriva dal Veneto, che quindi è la prima regione produttrice in Europa. Un ruolo importante viene svolto anche dal prodotto veronese che, per la sua storicità e le qualità organolettiche, gode del marchio Igp».
L'obiettivo è promuovere un prodotto che viene anche da una stagione non fortunata: «Settembre», sottolinea Lorenzo Ambrosi, presidente del Consorzio del radicchio, «è risultato sfavorevole a causa del forte caldo. Nonostante questo, l'arrivo del clima autunnale permetterà una produzione invernale di radicchio di ottima qualità». Sono 50 i comuni veronesi nei quali è presente questa coltivazione: Claudio Valente, rappresentante della Camera di Commercio e della Fiera di Verona, ha spiegato che «l'obiettivo che accomuna tutti gli enti territoriali legati al mondo agricolo è fare in modo che il radicchio di Verona sia sempre più consumato».
Ma il progetto allarga lo sguardo a tutto il Veneto, tanto da coinvolgere il settore Agricoltura della Regione. «Il Veneto è il primo produttore in Europa», spiega il funzionario Guido Mazzucato, «quindi questo progetto è importante per la promozione e per dare ulteriore slancio all'economia. La provincia veronese è senz'altro una zona di produzione di eccellenze, possiede infatti sette Dop e tre Igp che comprendono prodotti ortofrutticoli, formaggi e olio».
Il tour «Radicchio di Verona Igp» si apre il 26 ottobre al Castello di Bevilacqua, e proseguirà nelle settimane successive all'interno delle fiere di Casaleone, Cologna, Roveredo di Guà e Arcole. L'offerta enogastronomica coinvolgerà 40 ristoranti: il radicchio verrà proposto accanto ad altri rinomati prodotti veronesi come il riso, l'olio del Garda e l'olio veneto Dop, i vini Soave, Arcole, Terradeiforti, Merlara, Durello e Valpolicella Doc, il Prosciutto crudo Veneto Berico Euganeo Dop. «Il progetto Cuochi di vini», spiega Claudio Rama di Confcommercio ristoratori, «nasce dalla volontà di creare una sinergia; grazie alla creazione di diverse ricette, si valorizzerà il nostro territorio».
“Fra i 111 siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino, iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal Comitato riunitosi a Parigi lo scorso giugno, ce ne sono anche alcuni candidati dal Veneto. E’ un risultato lusinghiero, ottenuto anche grazie alla collaborazione della Regione, e rappresenta un ulteriore tassello nel quadro degli interventi per la valorizzazione e la fruizione del nostro patrimonio archeologico”.
E’ il vicepresidente e assessore regionale alla cultura Marino Zorzato a commentare con soddisfazione la comunicazione ufficiale, pervenuta nei giorni scorsi dal Ministero per i beni e le attività culturali, dell’accoglimento da parte dell’UNESCO della richiesta di iscrivere nella Lista del Patrimonio Mondiale la serie di siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino che si estende sui territori di sei Paesi: Svizzera, Austria, Francia Germania, Italia e Slovenia. Gli insediamenti sono databili fra il 5000 e il 500 a.C. e si trovano sulle rive di laghi e fiumi o in torbiere che ne hanno consentito la conservazione. I siti iscritti dall’UNESCO che si trovano sul territorio veneto sono: Belvedere e Frassino (Peschiera sul Garda), Tombola (Cerea) e Laghetto della Costa (Arquà Petrarca).
“Con la stessa finalità di far conoscere al pubblico l’enorme quantità di testimonianze del passato presenti nel quadro territoriale veneto – conclude Zorzato - l’anno scorso abbiamo avviato anche il progetto “ArcheoVeneto”, il portale internet dedicato al patrimonio archeologico, nato dalla collaborazione tra la Regione, l’Università di Padova e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto”.
GAZZO VERONESE.(19/5/2011) - È accaduto a San Pietro in Valle, la vittima è finita al Pronto soccorso
Agricoltore ferito da nutria «Non ne possiamo più»
I roditori hanno invaso la Bassa rovinano raccolti e minano argini
È finito in Pronto soccorso azzannato da... una nutria. Brutta fine giornata quella di ieri per Massimo Bielli, agricoltore trentottenne di San Pietro in Valle. L'uomo stava spostando l'arnia con le api per l'impollinazione dei meloni che si trova davanti alla loro serra e da lì è spuntata una nutria che, anziché spaventarsi e scappare via, ha aggredito l'uomo mordendolo a un polpaccio. L'agricoltore s'è subito recato prima all'accettazione medica dell'ospedale di Nogara, quindi gli è stato consigliato di andare in pronto soccorso a Isola della Scala dove non solo è stato medicato, ma gli sono anche stati iniettati i vaccini del caso. Cugine vicinissime del ratto, le nutrie diffondono la leptospirosi, la malattia fatale trasmessa dai roditori.
«Non ne possiamo più di questi animali, non soltanto ci devastano i raccolti, ma anche non hanno alcuna paura di noi uomini e ci attaccano. Erano le 21 circa. Ero andato a spostare le api. Bisogna spostarle quando c'è buio. E la nutria quando ha visto il fascio di luce della mia pila mi ha attaccato. Noi abbiamo danni immensi. A gennaio dello scorso anno ho chiesto alla Provincia un risarcimento per 30 mila euro per il radicchio. Adesso non ho un melone sano. Non possiamo continuare a lavorare così. Adesso io debbo prendere antibiotici per una settimana».
Un tempo le nutrie erano allevate per farci pellicce. Ricordate il «castorino»? Poi nessuno ha più voluto mettersi addosso una sorta di pantegana. Le nutrie liberate nelle campagne, hanno invaso la pianura padana, dove si sono moltiplicate senza l'argine di predatori naturali.
Già mesi fa i sindaci di Salizzole, Nogara, Sorgà, Gazzo, Concamarise, agricoltori e amministratori dei consorzi di bonifica della Bassa veronese, avevano lanciato l'allarme.
A rischio anche gli argini ridotti a groviera. Si ipotizza che soltanto nella nostra provincia possano essercene 50 mila esemplari. E adesso attaccano anche l'uomo: «Noi agricoltori dobbiamo essere dotati di leggi che permettano di cacciare questi animali. Rovinano i raccolti, distruggono gli argini rischiando di far esondare fiumi e ci mordono. Cos'altro deve succedere perché i nostri amministratori intervengano tutelandoci?», conclude esasperato l'uomo dalla sua sedia del pronto soccorso.
Calcio&Sociale - Chievo Verona: Educazione e Sport
La manifestazione nazionale "Scuole Calcio ChievoVerona" è arrivata alla decima edizione. Il torneo, organizzato ogni anno dal Casaleone Calcio ASD, avrà luogo domenica 17 aprile e vedrà la partecipazione di 32 società affiliate al progetto Scuola Calcio Chievo.
Nel corso degli anni il progetto ha assunto dimensioni sempre maggiori, coinvolgendo realtà calcistiche in tutto il territorio nazionale. Nell'ambito di questa programmazione, il Torneo di Casaleone è diventato un appuntamento fondamentale della stagione e si inserisce come momento importantissimo di socializzazione e di festa.
Alla manifestazione parteciperanno centinaia di bambini, vivendo una giornata di educazione allo sport grazie all'efficiente organizzazione della società Casaleone, che metterà a disposizione professionalità, sensibilità e strutture di primissimo livello.
Il ChievoVerona sarà presente col proprio personale e con i desk del Chievo Village, dove sarà possibile acquistare il merchandising ufficiale, ricevere gadget-regalo e avere informazioni riguardo i Summer Camp 2011
In un'indagine volta a smantellare una rete di smercio di eroina e marijuana nel territorio veneto: il pusher tunisino aveva venduto centinaia e centinaia di dosi
Rovigo, 14 aprile 2011 - Non si ferma l’intensa attività svolta dai carabinieri di Castelmassa, finalizzata al contrasto dell’illecita attività di spaccio di sostanze stupefacenti posta in essere da cittadini extracomunitari.
Infatti, hanno chiuso il cerchio intorno ad un 31enne tunisino, disoccupato, nei cui confronti, ieri pomeriggio, è scattata l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip al Tribunale di Verona per spaccio di eroina e marijuana.
L’uomo era già stato arrestato nel corso di un controllo a Melara da parte di una pattuglia dello stesso reparto lo scorso 20 gennaio; nella circostanza era stato trovato in possesso di oltre 50 dosi tra eroina e cocaina e per tale motivo veniva ristretto presso la casa circondariale di Rovigo dove si trova tuttora.
I militari, dopo l’arresto, hanno approfondito le indagini in considerazione dell’ingente quantitativo di stupefacente detenuto nella circostanza, accertando che dall’agosto del 2010 e sino ad alcuni giorni prima, si era reso responsabile di spaccio di centinaia e centinaia di dosi di eroina e marijuana a decine di giovani prevalentemente del medio e basso veronese, ma anche delle province di Padova e Mantova.
DROGA. In cella altre tre persone che erano con lui sulla stessa auto.
22/03/2011
Da due giorni è ricoverato in ospedale perchè nell'intestino aveva poco meno di 190 ovuli contenenti cocaina. Un rischio per la sua vita ma soprattutto un'accusa grave quella mossa dalla procura della Repubblica a un giovane spagnolo ritenuto un corriere internazionale di droga. Con lui, agli arresti, sono finite altre tre persone, coloro che erano andati a prenderlo all'aeroporto e l'ipotesi per tutti è concorso in detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L'arresto, effettuato in un Comune del Basso Veronese e disposto dal pm di turno Pier Umberto Vallerin, dovrà essere convalidato dal gip nei prossimi giorni. Il giovane che si è prestato a utilizzare il proprio corpo come «contenitore» per la droga ieri ha lasciato l'ospedale per essere trasferito in carcere, a disposizione dell'autorità giudiziaria. Stando a quanto emerso il corriere, di nazionalità spagnola, è atterrato due giorni fa a Orio al Serio, l'aeroporto di Bergamo. Ad attenderlo c'erano altre tre persone che lo hanno caricato in auto e insieme si sono diretti nel Veronese. Il controllo da parte delle forze dell'ordine e la corsa contro il tempo per evitare che una delle capsule potesse rompersi. Il rischio di questo tipo di trasporto, per chi ha inghiottito ovuli, ha un epilogo tragico: la morte.
10 settembre 2010 - Basta con “offese ” e “attacchi personali” tra politici. Lo stabilisce la Corte di Cassazione con una sentenza in cui spiega di non ritenere fondata “la tesi sull’esistenza nella nostra democrazia di un’area, il confronto politico, in cui si sarebbe sedimentata, grazie ad un lessico fatto di ingiurie reciproche, una sorta di desensibilizzazione ai termini offensivi, che perderebbero ,per consuetudine, rilevanza penale, rilevanza che invece mantiene nell’ambito dell’intera cittadinanza”.
Una tesi che, dicono i giudici della Quinta Sezione Penale “si fonda su una concezione della gestione dei pubblici poteri, in cui i rappresentanti della democrazia rappresentativa potrebbero esprimere le proprie opinioni con strumenti di comunicazione vietati dalla legge, invocando un trattamento di favore, inammissibile dinanzi al fondamentale principio di uguaglianza dinanzi alla legge”.
Ma c’è di più: “al di là dei diversi orientamenti interpretativi -scrivono i giudici del ’Palazzaccio’- il diritto di critica deve rispettare il limite della continenza, deve consistere cioè, in un dissenso motivato espresso in termini misurati e necessari che non trasmodino in attacchi personali, lesivi della dignità morale ed intellettuale della persona che in qualsiasi contesto di vivace polemica rimane comunque penalmente tutelata”.
L’occasione per i Supremi giudici di bacchettare i politici è offerta dal caso di un ex sindaco del comune di
Casaleone, provincia di Verona, che in una seduta del consiglio comunale aveva apostrofato il nuovo sindaco come un “mentecatto”. Si era infatti scatenato un litigio in un dibattito acceso “sull’opportunità di consentire o meno le riprese televisive delle riunioni consiliari”.
In particolare l’ex sindaco riferendosi al sindaco aveva detto “lascia stare quello lì che è un mentecatto”. Il Tribunale di Verona aveva così confermato la condanna del giudice di pace di Legnano, a 200 euro di multa più un risarcimento danni da stabilire in sede civile, per ingiuria, nei confronti dell’ex sindaco. Invano in Cassazione l’ex sindaco si è appellato all’esercizio del diritto di critica politica,la condanna infatti è stata confermata.
Inoltre sulle riprese televisive, che il sindaco aveva autorizzato senza consultare i consiglieri, la Cassazione ritiene che il comportamento del primo cittadino non possa essere “qualificato come illegittimo, come fatto riprovevole, alla luce della coscienza etica della società che in questo momento storico è estremamente favorevole all’uso del mezzo di comunicazione televisivo.”
IMMIGRATI. Sette le persone arrestate dalla Guardia di finanza. Nei guai anche un 44enne di Capriano del Colle In carcere sono finiti pure tre sindacalisti veronesi Una volta in Italia trovavano ditte inesistenti
Sono sette le persone arrestate dalla Guardia di Finanza di Verona perchè farebbero parte di una organizzazione che favoriva l'immigrazione clandestina utilizzando documenti falsi per ottenere permessi di soggiorno stagionali. Tra gli arrestati anche un bresciano, Luca Bertoli, 44 anni di Capriano del Colle considerato dagli inquirenti uno dei capi e che ha ottenuto gli arresti domiciliari. I reati contestati sono: associazione a delinquere, di carattere transnazionale e falso, finalizzati al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip Sandro Sperandio, su richiesta del pm Paolo Sachar. Tra le persone coinvolte nell'inchiesta «Landless» anche tre sindacalisti di Ugl Agricoltura: in carcere il presidente Gianluigi Falavigna di Vigasio (Verona), Marino Coeli, residente ad Albaredo d'Adige e Andrea Corbellari, di Badia Calavena. In manette anche Camillo Gambi, di Albaredo, assieme alla moglie rumena, e un cittadino pakistano residente a Bergamo. E Bertoli.
L'organizzazione, operante nel Veronese, Bresciano e Bergamasca, produceva documentazione falsa per indurre in errore lo Sportello unico per l'immigrazione che, nel biennio 2008-2010, ha rilasciato permessi di soggiorno stagionali in agricoltura, della durata di sei mesi, ad almeno 500 extracomunitari tra indiani, pakistani e marocchini che non ne avevano titolo. Alcuni stranieri, legati al sodalizio criminale, sono irreperibili.
LE INDAGINI sono iniziate nei primi mesi di un anno fa dopo la denuncia di alcuni marocchini su un raggiro subito da connazionali: erano stati contattati in patria con la promessa di ottenere un permesso di soggiorno in Italia, un alloggio e un regolare posto di lavoro, dietro il pagamento di 7-9 mila euro. Ma una volta entrati, regolarmente muniti del visto dell'autorità consolare italiana, rilasciato a seguito dell'invio dall'Italia del nulla osta da parte dello Sportello unico per l'immigrazione, e pagato quanto richiesto, venivano abbandonati. Non solo non lavoravano nelle aziende richiedenti il loro ingresso, ma dopo essere stati alloggiati per pochi giorni in abitazioni a Cerea e Casaleone nel Veronese, in affitto a marocchini, venivano costretti ad andare via.
Le aziende agricole erano di fatto inesistenti, oppure erano all'oscuro della vicenda e non avevano fatto richiesta di lavoratori stranieri. Gli accertamenti delle Fiamme gialle hanno permesso di scoprire un'attività che coinvolgeva numerose persone, ognuna delle quali aveva un ruolo ben preciso. I casi individuati sono centinaia. Il giro d'affari dell'attività è stato stimato in 4 milioni e mezzo di euro.C.NE.
CASALEONE. Il divieto di usare l'edificio di via Menago come luogo di culto rimane ma ora ci si può pregare da privati.
Ambrosi: «Impedire di professare la religione è anti costituzionale e crea disordini» L'opposizione: «Grave decisione con risvolti penali: la legge va rispettata da tutti»
5-8-2010 - Casaleone. Se la moschea, in quanto tale, è abusiva, la si trasforma in un circolo privato. È questo l'uovo di Colombo che ha trovato il sindaco Gabriele Ambrosi per consentire ai musulmani di continuare a pregare ed incontrarsi nell'immobile di proprietà dell'associazione «Mediterranea Onlus» in via Menago 28. Il tutto, naturalmente, in attesa di trovare una soluzione definitiva per uno stabile che è catalogato non come luogo di culto ma come edificio rurale e artigianale. Difatti proprio per questo sull'immobile adibito a ritrovo della comunità islamica grava l'ordinanza dell'ufficio tecnico comunale che impedisce di usarlo come «chiesa». Il sindaco, però, non ha affatto pensato di revocare l'ordinanza poiché «legittima e valida dal punto di vista urbanistico-edilizio». Ha solo «trasformato» i locali di via Menago in circolo privato. Tutto ciò perché «impedire di frequentare lo stabile per pregare poteva creare problemi di ordine pubblico», ha detto Ambrosi. Il quale ha perciò concesso un'autorizzazione transitoria, ricorrendo ad un escamotage che consente ai fedeli di Allah di incontrarsi in via Menago, pur con l'ordinanza in vigore.
Il documento studiato dal sindaco con la Giunta e i tecnici comunali darà perciò la possibilità ai membri dell'associazione di utilizzare l'immobile di via Menago sottostando però ad alcune regole: «Potranno accedere al fabbricato solo i soci regolarmente iscritti all'associazione il cui elenco deve essere disponibile al personale ispettivo della polizia locale e ai carabinieri di Sanguinetto; le riunioni potranno essere tenute esclusivamente nelle porzioni di fabbricato dove non sono in corso lavori edilizi; potranno accedere contemporaneamente nel fabbricato il numero massimo di 99 persone».
Una decisione orginale, quella di Ambrosi, almeno rispetto alle posizioni molte volte ostruzionistiche tenute in altri Comuni nei confronti delle moschee. Il primo cittadino ha, al contrario, teso la mano e instaurato un dialogo con l'associazione. «Stando agli articoli 3 ed 8 della nostra Costituzione e all'articolo 9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali che danno ad ogni persona la facoltà di poter manifestare liberamente la propria religione», spiega il primo cittadino, «c'era anche la possibilità che fossi accusato in sede giudiziaria di abuso di potere. Viviamo in un mondo dove la globalizzazione è realtà. A Casaleone, su 6.000 abitanti il 10 per cento è d'origine straniera: sarebbe insensato ignorarlo. Parliamo di regolari, con una casa e un lavoro, che mandano i figli nelle nostre scuole e non hanno mai dato nessun problema, come hanno riscontrato anche le forze dell'ordine durante i loro sopralluoghi».
La soluzione trovata dall'amministrazione è stata ben accolta dalla «Mediterranea Onlus». «Il sindaco ha dimostrato di essere sensibile all'argomento e l'autorizzazione provvisoria è un segnale positivo», spiega Gabriele Graziani, legale difensore dell'associazione. «Ci riserviamo comunque di presentare entro 60 giorni un ricorso al Tar sull'ordinanza dell'ufficio tecnico. L'immobile è di proprietà dell'associazione e la parte in cui non vengono eseguiti lavori di ristrutturazione, dovrebbe restare agibile in ogni caso». Il gruppo della Lega Nord, all'opposizione in consiglio comunale, annuncia però battaglia sul provvedimento. «Il sindaco ha concesso l'autorizzazione ai soci di Mediterranea di pregare, ignorando quanto disposto dall'ordinanza dell'ufficio tecnico», dice il consigliere Maurizio Lorenzetti, «mentre dovrebbe far rispettare agli islamici le stesse regole che valgono per tutti i cittadini. Si assuma la responsabilità penale della decisione, che viola palesemente l'ordinanza e disconosce l'operato dei tecnici. Gli islamici non possono e non devono contravvenire alla regole del nostro ordinamento giudiziario».
29-05-2010 - L'ha sentita urlare dall'altro capo del telefono e ha udito un botto. Poi più nulla. Chiara Marangoni, 23 anni, stava tornando a casa a Melara, in provincia di Rovigo, ieri poco prima delle 19 quando la sua auto, una Lancia Y, ha sbandato lungo il rettilineo di Santa Teresa in Valle, a Cerea, finendo nel fiume Menago dove è annegata. Il fidanzato Riccardo, 29 anni, ha seguito in «diretta» il tragico incidente: stavano chiacchierando al cellulare come facevano tutte le sere mentre lei rientrava dal lavoro, (era impiegata alla Climatech di San Pietro di Legnago), quando per motivi ancora da accertare, la vettura di Chiara è uscita improvvisamente di strada.
Una breve, quanto inutile, frenata e poi la carambola lungo il ciglio erboso fino a precipitare con l'auto capovolta nel fiume. Per lei non c'è stato scampo, l'acqua è penetrata velocemente nell'abitacolo completamente sommerso uccidendola per annegamento. Ad estrarla dalla macchina, con un atto di grande coraggio, è stato proprio il fidanzato che, allarmato dai rumori con cui si era interrotta la telefonata, è salito in auto e da casa sua, a Bergantino, ed è corso a cercarla. Ha percorso tutta via Santa Teresa senza accorgersi che l'auto della ragazza era nel fiume. Giunto a San Pietro di Legnago è tornato indietro e all'improvviso ha notato le ruote dell'auto che emergevano dall'acqua.
Riccardo ha chiamato subito i soccorsi ma era così agitato che non riusciva a farsi capire, nel frattempo una signora che passava si è fermata e lo ha aiutato dando agli operatori del 118 tutti i riferimenti per il soccorso. Ma il giovane non poteva più aspettare e così si è gettato in acqua nel tentativo di liberare la ragazza. Altri due passanti lo hanno aiutato ad aprire la portiera dell'auto e a tagliare, con un coltello, la cintura di sicurezza. Alla fine hanno portato Chiara a riva ma il suo corpo era già senza vita.
Poco dopo sono arrivati i soccorsi con l'ambulanza di Legnago e l'elicottero di Verona emergenza che però hanno solamente potuto constatare il decesso e coperto il corpo con un telo verde in attesa dell'arrivo dei familiari. Sul posto anche la polizia locale di Cerea e i carabinieri di Legnago. Dai primi rilievi l'ipotesi più plausibile è quella di una probabile distrazione della giovane per qualche motivo ancora sconosciuto. Il fidanzato ha infatti dichiarato che Chiara usava sempre l'auricolare per chiamarlo. Sulla strada sono rimasti i segni di una frenata lunga circa due metri che prosegue anche sul ciglio erboso che separa dal letto del fiume. In questo lungo rettilineo non c'è infatti un guard rail né alcun terrapieno che protegga dal corso d'acqua.
Le donne venivano «addestrate» nel Torinese. Indagine partita da un appartamento di Sanguinetto.
Si cercano altri cinque orientali
SANGUINETTO (Verona) 22 maggio 2010— Tutto organizzato nei minimi particolari. Prima di esercitare, le ragazze venivano «addestrate» in un appartamento nel Torinese dove veniva persino data loro una dieta speciale da seguire per mantenersi in forma. Gli appuntamenti venivano fissati da una sorta di «call-center» ubicato a Milano, in via Paolo Sarpi per evitare il contratto diretto con le prostitute e sviare eventuali controlli. Una struttura che gestiva più di quaranta squillo cinesi in tutto il Nord Italia. Sono trenta gli appartamenti-bordello, venuti alla luce durante gli 11 mesi di indagini dei carabinieri nelle province di Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Torino, Milano, Bergamo e Reggio Emilia. Un’indagine nata a febbraio dello scorso anno a Sanguinetto.
Troppo sospetto quel continuo viavai di persone da quell’appartamento di via Masaglie a qualsiasi ora del giorno e della notte. I militari della stazione locale, guidati dal maresciallo Antonino Scolaro, hanno scoperto che Shengyu Zhou, cinese di 36 anni titolare di un bar a
Casaleone, gestiva quella casa di appuntamenti. A seguito di ulteriori controlli è emerso che il locatario di quell’appartamento era Giovanni Gigliotti, un agente immobiliare di 38 anni di Cerea. I due avevano anche reperito un altro appartamento a Verona, a Borgo Roma dove altre ragazze si prostituivano. Era Weiquin Zhou, 39 anni cinese senza fissa dimora, a provvedere al reperimento delle giovani squillo. La «maitresse» reclutava le giovani connazionali tramite annunci su Internet o sui quotidiani della comunità cinese, stampati in Italia. Le ragazze venivano poi destinate ai vari appartamenti. «Erano sempre almeno due per casa, oltre a un’altra persona che le gestiva e controllava - ha spiegato il comandante della compagnia di Legnago, Francesco Provvidenza -.
Questa persona prendeva in affidamento la gestione dell’appartamento dal locatario dell’affitto, in pratica un prestanome a cui venivano intestate le bollette». Un giro d’affari non indifferente. «Ogni appartamento riceveva dai 20 ai 30 clienti al giorno - ha continuato Provvidenza -. La singola prestazione veniva pagata circa cinquanta euro. Le prostitute consegnavano il 50% degli introiti ai gestori degli appartamenti e comunque riuscivano a inviare ogni mese circa 4mila euro in Cina. I prestanome invece guadagnavano dai mille ai duemila euro per ogni contratto di locazione sottoscritto».
Nel corso delle indagini sono state identificate più di quaranta prostitute (3 arrestate e 28 denunciate perché clandestine in Italia) che lavoravano nei vari appartamenti tra cui figurano anche una casa a San Giovanni Lupatoto e due appartamenti a Legnago, uno in via Duomo e uno nelle vicinanze del tribunale. La scorsa notte gli uomini del comando provinciale di Verona, insieme ai colleghi di Vicenza, Ivrea (Torino), Sesto San Giovanni (Milano) e Cantù (Como) hanno eseguito le ordinanze di custodia cautelare per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione emesse dal gip veronese Isabella Cesari. Sei gli arrestati: oltre a Gigliotti, al suo socio e alla «maitresse», manette anche per tre donne cinesi che gestivano appartamenti a Montalto Dora (Torino), a Vicenza e a Milano. All’appello mancano ancora cinque persone: q
uattro prestanome tra cui un italiano e una donna che lavorava come «centralinista».
Parabiago – Renzo Rossetti, classe 1925, nato a Casaleone, nel Veronese, da una poverissima famiglia, nel dopoguerra fu l'uomo che "fece letteralmente le scarpe agli italiani". Orfano di padre dall'età di dodici anni, l'imprenditore da bambino si era trasferito a Parabiago, dove nel 1953, assieme al fratello Renato, iniziò l'avventura professionale che lo portò ai vertici dell'industria calzaturiera italiana". Storie come quelle di Renzo Rossetti - scrive infatti Natalia Aspesi nell'introduzione alla biografia «La fortuna di nascere poveri» - non ne esistono più.
La sua come quella di altri grandi italiani dell'impresa e della cultura, appartiene a un'Italia povera, silenziosa, proba, geniale che il tempo con i suoi mutamenti sociali, economici e politici ha cancellato ed è una storia che ho conosciuto solo poco tempo fa, quando il mitico industriale Rossetti mi ha dato timidamente da leggere qualche appunto sulla sua vita».
Il Sindaco legnanese Lorenzo Vitali si è così espresso in merito al lutto: "Con profonda commozione partecipo al dolore della famiglia Rossetti, esprimendo profondo cordoglio anche a nome di tutta la Città, per la scomparsa di Renzo Rossetti". "Rossetti - ha continuato - ha speso la sua vita e il suo talento nel lavoro, tanto da essere insignito della benemerenza civica nel 2006 con la seguente motivazione: "per aver creato e sviluppato con grande capacità professionale ed imprenditoriale, una realtà produttiva di grande prestigio che ha contribuito allo sviluppo del territorio, esportando nel mondo lo stile e la creatività del nostro paese.
Alla commozione per la conoscenza diretta e l'amicizia che mi lega alla famiglia, aggiungo dunque la gratitudine della città, ad un uomo che tanto ha dato al nostro territorio". Nel mondo degli industriali, in particolare il presidente della confindustria Altomilanese Corrado Bertelli, piangono l' Uomo di straordinaria volontà, il socio curioso, perfezionista e attento a tutte le innovazioni, fino all'ultimo giorno prima di morire, Renzo Rossetti ha portato la griffe Fratelli Rossetti e la moda italiana in tutto il mondo. I primi anni di attività furono durissimi per mancanza di capitali.
Ma già nei primi anni Sessanta la griffe si affermava come leader nel nascente panorama della moda italiana. La sua creatività, unita a un'ossessiva ricerca della perfezione nelle forme, ha portato l'azienda nei primi anni Settanta all'espansione anche fuori dai confini italiani ed europei. Nel 1979 Fratelli Rossetti è stata la prima insegna italiana ad aprire in Madison Avenue a New York, a cui seguirono aperture di boutique nelle più prestigiose vie del mondo. Oggi l'azienda fattura circa 80 milioni di euro all'anno con oltre 300 addetti e 27 negozi di proprietà.
Già da qualche anno i figli Diego, Dario e Luca hanno raccolto l'eredità paterna, cominciando anche a guardare verso i nuovi mercati dell'Est, sempre fedeli ai principi fondativi dell'azienda che parlano di grande attenzione alla qualità attraverso una produzione fatta completamente in Italia. A nome della Redazione esprimiamo le condoglianze alla famiglia ed alle maestranze della F.lli Rossetti.
Il funerale si è tenuto questa mattina alle ore 10 nella chiesa dei Santissimi Gervaso e Protaso, a Parabiago (Milano).
Si è spento Renzo Rossetti, fondatore dell’azienda Fratelli Rossetti insieme al fratello Renato. L’azienda è nata nel 1953 e oggi è una maison portatrice del made in Italy in tutto il mondo. La creatività dell’azienda, unita a un’ossessiva ricerca della perfezione nelle forme, ha portato l’azienda nei primi anni Settanta all’espansione anche fuori dai confini italiani ed europei. Pensate che nel 1979 “Fratelli Rossetti” è stata la prima insegna italiana ad aprire in Madison Avenue a New York, a cui seguirono aperture di boutique nelle più prestigiose vie del mondo
Nato a Casaleone nel 1925 da famiglia poverissima, nel '79 il marchio sviluppato col fratello Renato
fu il primo italiano con vetrina in Madison Avenue
Renzo Rossetti nella sua casa (web)
14/4/2010 - VERONA - Si può dire che Renzo Rossetti, classe 1925, nato a Casaleone, nel Veronese, da una poverissima famiglia, nel dopoguerra fu l’uomo che «fece letteralmente le scarpe agli italiani». Ad un certo tipo di italiani, come faceva capire la pubblicità del suo marchio qualche anno fa, che recitava «... un certo mondo cammina Rossetti». Orfano di padre dall’età di dodici anni, l’imprenditore da bambino si era trasferito a Parabiago, dove nel 1953, assieme al fratello Renato, iniziò l’avventura professionale che lo portò ai vertici dell’industria calzaturiera italiana.
«Storie come quelle di Renzo Rossetti - scrive infatti Natalia Aspesi nell’introduzione alla biografia «La fortuna di nascere poveri» - non ne esistono più. La sua come quella di altri grandi italiani dell’impresa e della cultura, appartiene a un’Italia povera, silenziosa, proba, geniale che il tempo con i suoi mutamenti sociali, economici e politici ha cancellato ed è una storia che ho conosciuto solo poco tempo fa, quando il mitico industriale Rossetti mi ha dato timidamente da leggere qualche appunto sulla sua vita».
Aspesi osserva che «non si poteva immaginare che dietro il grande successo di Renzo Rossetti e della sua famiglia, mai ostentato, ci fosse una magnifica storia di privazioni e di speranza, di cocciuto coraggio e di paziente umiltà, di case senza acqua corrente e senza gabinetto, di giochi nelle polverose strade del basso veronese, di fame e di mance raccolte da bambino raccogliendo stracci, di lavoro infantile notturno in uno zuccherificio». Ma il figlio del ciabattino, con un fratello ciabattino, scopre nei primi anni Cinquanta un’autentica passione per le scarpe.
Da lì il successo. Uomo di straordinaria volontà, curioso, perfezionista e attento a tutte le innovazioni, fino all’ultimo giorno prima di morire, Renzo Rossetti ha portato la griffe Fratelli Rossetti e la moda italiana in tutto il mondo. I primi anni di attività furono durissimi per mancanza di capitali. Ma già nei primi anni Sessanta la griffe si affermava come leader nel nascente panorama della moda italiana. La sua creatività, unita a un’ossessiva ricerca della perfezione nelle forme, ha portato l’azienda nei primi anni Settanta all’espansione anche fuori dai confini italiani ed europei. Nel 1979 Fratelli Rossetti è stata la prima insegna italiana ad aprire in Madison Avenue a New York, a cui seguirono aperture di boutique nelle più prestigiose vie del mondo.
Oggi l’azienda fattura circa 80 milioni di euro all’anno con oltre 300 addetti e 27 negozi di proprietà. Già da qualche anno i figli Diego, Dario e Luca hanno raccolto l’eredità paterna, cominciando anche a guardare verso i nuovi mercati dell’Est, sempre fedeli ai principi fondativi dell’azienda che parlano di grande attenzione alla qualità attraverso una produzione fatta completamente in Italia. Il funerale si terrà giovedì alle 10 nella chiesa dei Santissimi Gervaso e Protaso, a Parabiago (Milano)